TRIESTE – VINCENZO GIGANTE

3 settembre 1943, il trattato di Cassibile cambia il destino dell’Italia e soprattutto delle città di confine del nord-est: Trieste, Udine, Gorizia e Fiume entrano nell’orbita del controllo del Terzo Reich, cedute dalla Repubblica di Salò, perché “zone d’operazione bellica”.

La violenza dei campi di lavoro e di sterminio varca i confini italiani e si insedia nel vecchio quartiere periferico di “San Sabba”, a pochi passi dal centro di Trieste. Qui dal 1898 sorge una grande risiera nata per la pilatura del riso proveniente dai mercati orientali, ma la sua sorte viene stravolta dalla storia e dal 1943 diventa un campo di prigionia e sterminio nazista. E’ talmente vicino alla città, che per i più fortunati basta solo un autobus per andare, ma soprattutto per tornare.

9 ottobre 1943 si abbatte la prima retata nazifascista su Trieste, nel pieno dei festeggiamenti per il Kippur. Un mese e un giorno dal drammatico armistizio che vede un’Italia senza testa, abbandonata dal generale Badoglio e la famiglia reale in fuga.

29 ottobre seconda ondata per prendere coloro che si fossero nascosti “troppo” efficacemente.

Partigiani, oppositori politici, patrioti, ebrei italiani e sloveni sono gli oggetti della furiosa ricerca.

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L’iter prevede per tutti un passaggio nella Risiera di San Sabba, alcuni partono smistati nei campi di sterminio polacchi e tedeschi, altri restano. Di giorno sono nella sartoria e nella calzoleria del campo, mentre di notte vengono stipati in 17 piccole celle. La fine ha volti sempre diversi: tortura, impiccagione, gas.

Vincenzo Gigante è uno degli sfortunati ospiti, operaio e capo dei gruppi partigiani a cavalo tra Italia e Jugoslavia immediatamente diventa oppositore del regime. Accusato di alimentare l’azione comunista in Italia, nei documenti di arresto del 1933 è definito un “pericoloso sovversivo” e gli viene comminata la pena di 20 anni carcere, come ai più alti dirigenti del partito comunista.

In realtà prima di tutto è il padre di una bambina, Miuccia, che conoscerà solo attraverso un rapporto epistolare intenso ed affettuoso, ma senza avere mai la possibilità di un abbraccio o del bacio della buonanotte. Muore nella Risiera di san Sabba nell’estate del 1944 dopo terribili torture, lo Stato italiano gli assegna la medaglia d’oro al valore militare.

Meditate che questo è stato. (Se questo è un uomo, Primo Levi 1947)

di Clara Bartocci

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