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TRIESTE – GILLO DORFLES

Il nucleo storico di Trieste si presenta circondato da colline e promontori. All’estremità sud-est si erge il colle Servola, ricoperto di piccole querce fitte a formare una selva, come suggerisce il toponimo. Riparato dai venti che spazzano il golfo triestino, alla base del promontorio si trova un punto di approdo attivo già dal II secolo a.C., quando i Romani colonizzano l’area e vi posizionano una fullonica, laboratorio in cui lavare e tingere i tessuti. Fanno da cornice, lungo le pendici del colle, alberi da frutto, ulivi e filari di viti. Le devastazioni dei barbari compromettono il florido benessere del luogo, ma dal 700 la zona attrae le popolazioni slave, che vi restano per circa sei secoli.

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Poi il dominio della Serenissima e degli Asburgo.

Finalmente intorno al 1850 di pari passo con la crescita dell’emporio triestino, sul colle Servola riprende vigore la vocazione “industriale”, che la caratterizza dai tempi della colonia romana, e si insediano le prime fabbriche, tra cui quella di Vernici e Intonaci Sottomarini G. Veneziani.  Al volgere del nuovo secolo la produzione è seguita da Livia Veneziani e del marito Ettore Schmitz, meglio noto come Italo Svevo. La fabbrica sorge subito accanto alla residenza della famiglia Veneziani Schimtz, che, affacciata con eleganza sul passeggio di sant’Andrea, si distingue nelle cronache cittadine per le festose domeniche. Le stanze si riempiono di ospiti illustri e giovani amici degli eredi: ognuno al suo posto, nello studio serio ed austero si raccoglie Svevo con gli amici intellettuali più anziani, mentre nel salone i ragazzi si divertono con musica e balli. Tutti ambiscono a parteciparvi.

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Un giorno del 1926, trascinato dall’amico Bobi Blazen, figura tra gli ospiti anche Gillo Dorfles.

Sedicenne, Gillo si trova inaspettatamente a contatto con l’elite letteraria, artistica e culturale del tempo, di cui subisce il fascino, che in queste giornate di festa può coltivare indisturbato, pur senza sottrarsi ai bagordi tipici della sua età. La personalità di Dorfles nasce dunque spontaneamente duplice: rigore e sensibilità artistica si fondono in un esito flessuoso, dall’estro creativo e pungente. Gillo diventa prima medico psichiatra e dal secondo dopoguerra in poi si dedica esclusivamente all’attività artistica, con opere e scritti teorici in cui dispiega le sue teorie estetiche sul mondo contemporaneo: dalle avanguardie al gusto della civiltà odierna, tutto è passato nella sua attività lunga più di un secolo.

106 anni compiuti ad aprile e la vivacità intellettuale di un trentenne, libero dalla retorica e dai pregiudizi, laico ed epicureo viene definito “l’artista dell’eterno presente”. Amico di artisti come Lucio Fontana, fonda nel 1948 il Movimento per l’Arte Concreta e insegna Estetica dal 1969 in molte università italiane. Un’esistenza decisamente intensa, eppure nei suoi occhi profondi si nasconde la nostalgia per il mare di Trieste, per le passeggiate autunnali sul Carso e la mancanza degli amici di una vita, ma questo non infiacchisce lo spirito di Gillo.

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“Si anche nell’arte domina l’esibizionismo. Gli artisti diventano eroi semiologici che creano pseudo-opere vistose e perciò riconoscibili. Sicchè tutto si equivale e si dissolve”. (Intervista su L’Unità 2010, Gillo Dorfles)

di Clara Bartocci

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