GIULIETTA CAPULETI -VERONA

​La città degli innamorati per eccellenza deve la sua fondazione alla prossimità con il  miglior guado sul fiume Adige, quello su cui oggi sorge il Ponte di pietra.

Il nome della popolazione fondatrice non e’ del tutto accertato: Reti, Etruschi, Galli Cenomani, Arusnati e  Euganei si contendono il primato e il nome con cui la consociamo ora accresce il mistero. Dall’unione della parola etrusca usata per indicare le popolazioni venete “Ve” + “Ro” dal verbo greco Reo che indica il fluire della corrente + “Na”, la radice sillabica con cui gli etruschi designavano i centri abitati nasce il termine Verona, letteralmente la “città veneta sul fiume”.
In epoca romana la cittadina, trovandosi anche lungo la via del sale e dell’ambra verso la Germania e successivamente lungo la via consolare Postumia, diviene velocemente centro fiorente di commerci al punto da ricevere nel 49 a.C. il titolo di municipium. In epoca longobarda diventa capitale del regno di Alboino e residenza d’elezione di Teodorico che provvede a dotarla di palazzi, terme, acquedotti e nuove mura. Terminato il periodo dei liberi comuni, Verona vede affermarsi la longeva signoria dei Della Scala, che garantisce alla cittadina un lungo periodo di tranquillità e prosperità economica. La ‘citta’ veneta sul fiume’ si arricchisce di meraviglie artistiche e diviene uno dei centri culturali più importanti del XVI secolo, tra gli artisti che ospita c’e’ anche Dante Alighieri, che nel canto VI del Purgatorio narra della faida tra i guelfi e ghibellini veronesi, tra cui spiccano i Montecchi e Capuleti.

Le due ricche famiglie si sfidano da anni, ma a pagarne le spese saranno i due sfortunati eredi Romeo e Giulietta, simboli dell’amore fulmineo ed eterno.

Subito a ridosso di piazza delle Erbe, al n. 23 di via Cappello abita Giulietta Capuleti, o più propriamente Cappelletti, bellissima e delicata. Al ballo in maschera organizzato dalla sua famiglia, si infiltra, celato dall’ambiguità del travestimento, Romeo Montecchi e al loro primo sguardo la scintilla del vero amore si accende di un ardore inarrestabile. Non valgono divieti e antichi rancori davanti alla forza e alla ‘onnipotenza’ dell’amore giovanile, Romeo si arrampica sull’alto muro di cinta fino a raggiungere le finestre dell’amata pronto a compiere qualunque dolce follia e a sfidare la sorte per conquistare il suo cuore. Giulietta lusingata e stupita, si abbandona felice alla forza dell’amore per Romeo e gli concede la mano in gran segreto. La tragica fine della storia si carica di tinte fosche, ma senza scalfire il messaggio universale, che ha ispirato artisti e scrittori per secoli.

Dobbiamo al restauro di Antonio Avena all’inizio del XX secolo, se oggigiorno possiamo amorevolmente sognare sotto il celeberrimo balcone. L’antica casatorre del XIII secolo, proprietà della famiglia Dal Cappello, come raccontano gli stemmi, infatti e’ stata rimodellata all’inizio del secolo scorso per riportarne in luce l’aspetto medievale: delicate finestre ad ogiva trilobate e portici di gusto gotico ingentiliscono ora il profilo austero ed asciutto. Tuttavia, su tutto, il protagonista assoluto e’ quel timido balconcino prospiciente l’arioso cortile interno, realizzato con resti marmorei trecenteschi di un antico sarcofago scaligero e posizionato lì solo intorno al 1940. All’interno e’ stato ricostruito il sapore delle dimore signorili trecentesche venete, alla luce di pregevoli affreschi di scuola veronese.

E se spostiamo lo sguardo un poco più in basso, ci accorgiamo che alle nostre spalle possiamo conoscere l’adolescente Giulietta, eternata nel bronzo dal 1972, per  mano dello scultore veronese Nereo Costantini.

Timida e bellissima, fronteggia ora una moltitudine di turisti in amoroso pellegrinaggio, che le lasciano messaggi in ogni dove…perfino sui muri!

G: Ma tu chi sei che avanzando nel buio della notte inciampi nei miei più segreti pensieri? 

R: Non so dirti chi sono, adoperando un nome. Perche’ il mio nome, o diletta santa, e’ ostile a me stesso, perche’ e’ nemico a te.

Con le ali dell’amore ho volato oltre le mura, perche’ non si possono mettere limiti all’amore e cio’ che amore vuole, amore osa.

(Romeo e Giulietta, William Shakespeare 1597)

di Clara Bartocci

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