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Peggy Guggenheim – Venezia

Il tempo e i secoli portano via progressivamente la gloria di Venezia, che dalla fine XVIII secolo inizia a vedere compromessa la sua egemonia, ma soprattutto il suo stato di libera Repubblica: il trattato di Campoformio, con cui Napoleone la cede all’Austria ne avvia il declino. Con la forza del leone che la simboleggia, Venezia si batte fiera e finalmente nel 1848 può nuovamente proclamarsi indipendente, ma una virulenta epidemia di colera arresta gli entusiasmi almeno fino al 1866, momento in cui la Serenissima viene infine annessa al neonato Regno d’Italia.

Prima dell’avvento napoleonico tuttavia, l’antica e patrizia famiglia veneziana dei Venier, che ha dato alla Repubblica dogi, condottieri, umanisti  e procuratori, nel 1749 commissiona a Lorenzo Boschetti un sontuoso palazzo affacciato sul corso più singolare d’Italia: il Canal Grande, arteria lenta, elegante e vetrina maestosa della città lagunare.

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Il cantiere si ferma improvvisamente e, malgrado i detrattori parlino di dissesto finanziario, ancora oggi non se ne conosce il motivo preciso. Palazzo Venier del Leoni dunque si mostra tutt’ora ai visitatori come un’ode interrotta alla ricchezza della famiglia: un solido e arioso piano in bugnato, realizzato in candida pietra d’Istria per richiamare gli stilemi di Sansovino e Longhena, si affaccia con l’inusuale terrazza sulle acque del canale.

Protomi leonine ornano il basamento della facciata, ma sembra che sia stata la stravagante abitudine di ospitare un leone nel suo giardino a dare il nome a questo palazzo.

Quest’architettura visivamente ancora  in divenire  si è meritata il nome popolare di “maifinìo”, ma ha affascinato nei secoli personalità eccentriche come la marchesa Luisa Casati e Peggy Guggenheim, ultima proprietaria dell’immobile.

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Peggy, ricca ereditiera di una nota famiglia ebrea svizzera, nasce e cresce nella liberale America di inizio Novecento e tra le due guerre approda a Parigi, a quell’epoca il centro rutilante della scena artistica mondiale, da cui resta inevitabilmente stregata. Nel 1938 giunge a Londra e apre la Guggenheim Jeune, prima galleria d’arte moderna da lei curata grazie al consiglio degli amici parigini come Marcel Duchamp, ma nel 1941 torna in America per  fuggire dal conflitto mondiale. Qui imperterrita continua ad accumulare, “uno al giorno” afferma, capolavori d’arte prevalentemente astratta, cubista e surrealista, che espone nella galleria newyorkese Art of this century, in breve punto di riferimento per tutti gli artisti americani.

Pochi anni dopo, nel 1947, Peggy espone la sua collezione alla prima biennale d’arte di Venezia post-bellica: l’Italia conosce finalmente anche l’espressionismo astratto di Mark  Rothko e Jackson Pollock.

Alla fine dell’anno seguente l’ereditiera acquista palazzo Venier dei Leoni, per stabilirvi la propria dimora e la sede della propria collezione. Per 30 anni Peggy si affaccia sulle acque del canale, accoglie gli amici artisti, gli amanti e il secondo marito, Max Ernest; inoltre dal 1951 annualmente apre la sua raccolta d’arte anche al pubblico. In questo luogo si realizza dunque la fusione tra la Peggy vorace collezionista, smaniosa di vita e di fascino, e l’amante d’arte, appassionata e smodata, ma consapevole divulgatrice dell’arte contemporanea.

La nostra protagonista infine lega la sua collezione (1976) a quella dello zio Solomon che dal 1937 ha dato  vita alla Guggenheim Foundation, volta a promuovere la comprensione dell’arte moderna.

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Peggy si spegne nel 1979, ma caparbiamente innamorata di Venezia e della magnifico Palazzo Venier dei Leoni sceglie il suo giardino come ultima dimora, quasi volesse osservare incessantemente il via vai dei numerosi amanti del suo museo.

di Clara Bartocci

 

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