Venezia – Giacomo Casanova

Dopo le incessanti guerre che la coinvolgono  tra il XVI e il XVII secolo, la Serenissima si ritrova esausta e fiaccata economicamente: le battaglie contro i Turchi cominciate con la sfolgorante vittoria a Lepanto nel 1571, si concludono con la perdita dell’isola di Creta nel 1669. Solo la Pace di Carlowitz alla fine del XVII secolo (1699) registra una pallida vittoria veneziana, ma l’egemonia sull’Adriatico è definitivamente perduta. 

Il Secolo dei Lumi, tuttavia, vede risorgere a Venezia lo splendore artistico, la vita culturale si accende in dibattiti illuminati e la città, comunque simbolo di libertà e indipendenza, diventa una delle mete ambite dei Grand Turisti, che curiosi attraversano la penisola alla ricerca di una raffinata formazione.

Le calli si arricchiscono di palazzi patrizi adorni di splendidi affreschi di Tiepolo, padre e figlio, e la tersa atmosfera lagunare, viene immortalata dai “vedutisti” come Guardi, Canaletto e Bellotto.
E come nella migliore delle tradizioni, Venezia si prova in un sublime canto del cigno: alla fine del XVIII secolo, difatti, l’invasione napoleonica cambierà per sempre il futuro della Repubblica. 

Questo fascino decadente si narra nella Commedia dell’arte, portata in scena da Carlo Goldoni, e vive nelle storie quotidiane in un intreccio dolceamaro tra erotismo, esoterismo e colte discettazioni. 

Come se il volto lussuoso della Serenissima, lasciasse spazio in questo periodo al suo doppio: il lato carnascialesco, così atavicamente legato al concetto di licenza e trasgressione delle regole ordinarie.

Ecco quindi che anche le dimore nobiliari diventano i luoghi di incontri passionali e illeciti, quanto lascivi e fuggitivi. 
Tra questi, particolarmente le stanze di palazzo Merati fanno da sfondo alle vicende amorose del libertino per eccellenza: Giacomo Casanova. 

Figlio di una coppia di attori, Giacomo cresce sotto le amorevoli cure della nonna materna e compie la sua istruzione laureandosi in diritto. Tuttavia viene consegnato alla storia soprattutto come diplomatico di alto calibro, scrittore, viaggiatore, massone, agente segreto per il governo francese, appassionato di magia e seduttore dal fascino irresistibile.

Nel 1743 Casanova si trasferisce in Palazzo Merati; l’edificio nobiliare seicentesco costruito, sulle ‘Fondamente Nove’ al limite settentrionale della città, per il ricco mercante Stefano Protasio, che sul finire del secolo viene acquistato da Francesco Merati. 

La dimora tutt’ora arredata con mobili settecenteschi sontuosi, racchiude la stanza da letto dell’amatore veneziano. 
Secondo lo schema tipico, introdotta da ricche lesene, si apre l’alcova d’amore, appena disvelata da una cortina colorata sorretta da puttini in stucco bianco e oro; a contrasto, tendaggi rossi ne adornano l’interno. L’atmosfera diventa immediatamente licenziosa. 

Ancora oggi, dunque, l’alcova di Casanova esercita il suo fascino sui visitatori, come  silente testimone di incontri certamente d’amore, ma libertini e segreti, con le ricche nobildonne veneziane. 

Uno scrigno del fascino della decadente Serenissima del XVIII secolo, luogo di pellegrinaggio per…curiosi viaggiatori. 
Felici quelli che senza nuocere a nessuno sanno procacciarsi il piacere, e insensati gli altri che si immaginano che l’Essere Supremo possa rallegrarsi dei dolori e delle pene e delle astinenze ch’essi gli offrono in sacrificio. […] 

La passione, però, non è mai duratura, e se niente l’aiuta a uscire dall’inquietudine che l’agita, finisce per spegnersi, perché lo spirito cerca di liberarsene per riconquistare l’equilibrio perduto. 
(G.Casanova, Histoire de ma vie, manoscritto 1789)

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