FIORI DA INFUSIONE

L’infusione è uno dei metodi utilizzati per estrarre principi attivi o aromi da spezie, fiori e piante officinali. Per infondere, innanzitutto, bisogna portare ad ebollizione l’acqua, la si versa quindi sui fiori o sulle foglie, solitamente nella proporzione di un cucchiaino per tazza di acqua e si lascia infondere per circa 10/15 minuti, meglio se coperto. A questo punto si filtra con un colino e si beve. Le infusioni possono anche essere bevute fredde, quindi dopo aver atteso che la bevanda si sia raffreddata. Il decotto, invece, è la bevanda che si ottiene dalla bollitura delle erbe o spezie direttamente nell’acqua fredda. È bene pestare un po’ le erbe prima di metterle a bollire in modo che i principi attivi possano sprigionarsi. Anche in questo caso un tempo di 10/15 minuti dovrebbe essere sufficiente.

Ora che siamo in primavera e i fiori sbocciano un po’ ovunque con alcuni di essi possiamo fare degli ottimi infusi da bere, sia dal punto di vista dei benefici sul corpo che per il loro gradevole sapore.

Una tipologia di fiore che da noi è usata solo a scopo ornamentale, ma che, invece, nei paesi africani viene utilizzato essiccato in infusione è il fiore di Ibisco o Karkadè. L’Hibiscus sabdariffa è una pianta della famiglia delle Malvaceae. È una pianta arbustiva perenne, con fusto alto fino a 3 metri. Le foglie sono verdi con margine leggermente dentato e i fiori hanno cinque petali riuniti in un calice rosso e carnoso. È originaria dell’Africa tropicale, necessita di poca acqua e poche cure, predilige le zone dal clima caldo, con estati piovose e inverni non troppo rigidi e asciutti.

La parola karkadè deriva da “karkadeb che è il nome della pianta nel dialetto tacruri parlato in Etiopia. È conosciuto anche con altri nomi, quali tè rosso d’Abissinia, tè Nubiano o Acetosa Giamaicana ed è una bevanda molto diffusa soprattutto nei paesi caldi, specie in Egitto, dove viene consumato sia caldo che freddo, perché molto rinfrescante e dissetante. Pare, infatti, che nei lunghi viaggi, gli africani tengano in bocca un fiore secco di karkadè proprio per combattere la sete. In Italia la bevanda è arrivata durante il fascismo, allo scoppio della guerra contro l’Etiopia (1935), quando la Società delle Nazioni inflisse all’Italia alcune sanzioni economiche e il governo fascista organizzò il sabotaggio dei prodotti stranieri. Fu così che il tè, prodotto nelle colonie inglesi, venne sostituito con il karkadè. In America nel periodo del proibizionismo fu usato al posto del vino, in Giamaica, invece, divenne la bevanda di Natale per il suo caratteristico colore rosso rubino.

Il karkadè contiene acidi organici, che gli conferiscono proprietà diuretiche e antisettiche delle vie urinarie, utili nelle infezioni come la cistite. La vitamina C presente ha azione antiossidante, antinfluenzale e fluidifica il sangue, mentre la presenza di flavonoidi e antociani, oltre a conferire il bel rosso intenso dei suoi pigmenti, la rende vasoprotettiva, utile in caso di fragilità capillare, varici, emorroidi, couperose e cellulite. È un ottimo rimedio contro l’ipertensione, infatti, recenti studi ne hanno evidenziato le proprietà regolatrici della pressione sanguigna, in quanto da un lato permette l’eliminazione delle tossine e delle sostanze in accumulo attraverso la diuresi, dall’altra l’azione fluidificante del sangue permette un migliore funzionamento dell’intero sistema cardiocircolatorio. Inoltre, essendo una malvacea come la malva, contiene le mucillagini che esercitano un’azione lenitiva e protettiva sui tessuti interni dell’organismo, indicata per tutti i tipi di infiammazioni delle mucose, come gengiviti, mal di gola, raffreddore e tosse. Nonostante

la presenza dei tannini rendano il karkadè una pianta astringente, le mucillagini, quando vengono a contatto con l’acqua, formano una massa gelatinosa che svolge un’azione dolcemente lassativa.

Dall’infusione dei petali secchi del karkadè si ottiene una bevanda rinfrescante e dissetante, lievemente acidula e dal colore rosso intenso. Per farne un infuso si prende 1 cucchiaio raso di karkadè per ogni tazza d’acqua. Per prima cosa si porta ad ebollizione l’acqua, poi si versano i fiori nell’acqua bollente e si spegne il fuoco. Si copre e si lascia in infusione per 10 min. Infine, si filtra e si beve l’infuso caldo o freddo, come piacevole bevanda o per fare un carico di vitamina C, o è un ottimo rimedio in caso di cistite.

Un fiore, dalle molteplici proprietà, che invece troviamo diffusamente in ogni prato, poiché cresce spontaneamente, è la Malva. La Malva sylvestris è anch’essa una pianta appartenente alla famiglia delle Malvaceae ed è originaria della zona mediterranea. È una pianta erbacea annuale, biennale o perenne, che presenta un fusto che può crescere dai 60 agli 80 cm. Le foglie hanno dai 5 ai 7 lobi e margine seghettato irregolarmente, i fiori sono riuniti sotto le foglie e spuntano da aprile a ottobre e presentano un colore che va dal rosa al lilla con striature scure e petali bilobati. È tra le piante più comuni che si possono reperire allo stato selvatico, infatti nasce spontaneamente e in maniera diffusa nei prati e nei luoghi incolti, è utile sia in cucina che in fitoterapia.

Le virtù emollienti della malva sono conosciute e apprezzate sin dai tempi antichi, infatti, il suo nome deriva dal termine latino mollire cioè “capace di ammorbidire”. I Greci invece la chiamavano malachè, che significa sempre “rendere morbido”. Ippocrate la raccomandava per le sue proprietà emollienti e lassative, ma era utilizzata anche come cibo dalle persone povere. Veniva decantata già nel VIII sec. a.C. quando i germogli venivano presentati sulle mense dei dignitari. Pitagora sosteneva che la malva dovesse essere mangiata ogni giorno per calmare le passioni e purificare la mente. Marziale la consigliava a chi aveva problemi di stitichezza. Apicio la consacra con 2 ricette nella cucina ricca, pur essendo un cibo contadino. Durante il medioevo veniva comunemente coltivata negli orti per i suoi principi attivi, utilizzati diffusamente fino al ‘900. Le contadine del secolo scorso mettevano dei fiori di malva nel corredo della sposa perché si diceva aiutassero a conservare la bellezza anche con l’avanzare dell’età.

I fiori e in particolare le foglie della malva sono ricche di mucillagini, che conferiscono alla pianta proprietà emollienti e antinfiammatorie per tutti i tessuti molli del corpo. Questi principi attivi agiscono rivestendo le mucose con uno strato vischioso che le proteggono da agenti irritanti. Per questo motivo, l’uso della malva è indicato contro la tosse, per idratare, sfiammare il colon e depurare l’intestino, e per regolarne le funzioni, grazie alla sua dolce azione lassativa, dovuta alla capacità delle mucillaggini di formare una sorta di gel, che agevola l’evacuazione. Il trattamento della stitichezza con la malva risulta non irritante e non violento, per cui è indicato in gravidanza, per bambini e per gli anziani. Inoltre contribuisce a guarire vaginiti, faringiti e tutte le irritazioni del cavo orale, come ascessi, gengiviti e stomatiti.

In gastronomia le foglie di malva, appena spuntate, sono mangiate crude nelle insalate, oppure cotte nelle minestre con orzo o riso. Sempre con le foglie cotte, si possono preparare ripieni per ravioli e polpette. È ottima anche lessata e condita con olio e sale. Inoltre i fiori essiccati possono essere usati come colorante naturale, per donare un bel colore blu-violetto agli impasti.

Con la malva si possono preparare infusi sia a freddo che a caldo, per uso interno ed esterno. Con la macerazione in acqua fredda di foglie e fiori per almeno 5 ore si ottiene l’estrazione delle mucillagini utili in caso di stitichezza. Invece, il decotto preparato con 1 cucchiaio raso di foglie e fiori messo a bollire in una tazza d’acqua e lasciato in infusione almeno 10 minuti è utile da bere in caso di tosse e colite. La tisana alla malva è inoltre ottima da bere al mattino, per le sue proprietà sgonfianti e per regolare l’attività intestinale. Con il decotto, una volta raffreddato, si può trovare beneficio mediante gargarismi, in caso d’infiammazioni della gola o mediante lavande in caso di irritazioni vaginali.

Al Genovino d’Oro potete trovare fiori essiccati di karkadè e malva, in purezza e all’interno di altre miscele. Con il karkadè prepariamo anche sale e zucchero aromatizzati.

de Il Genovino D’Oro

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