NICOLA PISANO

Attorno al lago Trasimeno, nel centro vitale della penisola, già dalla tarda Età del Ferro si registra la presenza degli Umbri, che popolano la valle fluviale indisturbati per circa 200 anni. Intorno al VII secolo a.C., sulle sponde occidentali del Tevere compaiono però anche gli Etruschi, che, unendo il loro insediamento a quello umbro, costituiscono il primo nucleo di Perugia. Sotto la guida del re etrusco Auleste, mitico fondatore della città e fratello di Ocno, fautore dell’espansione etrusca in area padana, la città entra nel novero delle ricche Dodecapoli. Abili agricoltori i primi e pacifici, ma abilissimi, commercianti i secondi, Umbri ed Etruschi danno vita ad un’economia fiorente e presto Perugia diventa espressione di una società estremamente avanzata. I contatti con i Romani, dal III secolo a.C. in poi, sono caratterizzati da una forte e leale alleanza, ma denotano un progressivo abbandono dei costumi etruschi e una latinizzazione di tutta l’area.

Dal VI secolo d.C. l’espansione cittadina è inarrestabile e la strategica posizione di Perugia, sui colli tra la valle Tiberina e la Valle Umbra, la rende il fulcro delle vie di comunicazione tra Roma e Ravenna, suscitando gli appetiti di conquista di Goti e Longobardi.

Nell’epoca comunale l’urbanizzazione della zona raggiunge il suo apice e il podestà provvede ad un riassetto amministrativo e infrastrutturale, che favorisce l’inurbamento.

Tra le maggiori opere realizzate in questo periodo vi è la costruzione dell’acquedotto di monte Pacciano, che termina in città presso la Fontana Maggiore, nel fulcro dei cinque assi principali cittadini, dove il potere comunale dei priori e quello ecclesiastico si incontrano e dove già gli Etruschi avevano scavato un antico pozzo. La mostra dell’acqua, in forme monumentali,  viene commissionata nel 1275 e inaugurata solo tre anni dopo, con la viva partecipazione di tutta la cittadinanza. Per la realizzazione vengono coinvolte diverse professionalità: Fra Bevignate per la progettazione ingegneristica, Boninsegna Veneziano per la parte idraulica e Nicola Pisano, seguito dal giovane figlio Giovanni, per la decorazione artistica.

Nicola Pisano, originario della Puglia, si forma sui testi decorativi del colto regno di Federico II di Svevia e sulle testimonianze della classicità magno-greca: la rielaborazione di tali modelli lo porta a plasmare la plastica medievale con un nuovo soffio vitale ed umano.

Le sue scene si colorano di sentimenti e realismo innovativi, le figure, calate in un’atmosfera solenne, si stagliano solide e vive dalla coerente costruzione spaziale del fondo, giungendo ad interagire con chi le osserva affascinato. Presto Nicola da’ vita ad una delle più prolifiche botteghe, presso cui si formano il celebre figlio Giovanni e Arnolfo di Cambio.

La Fontana Maggiore si presenta come l’ultimo capolavoro del Pisano, cui lavora con una nutrita squadra di aiutanti, mettendo in opera “una delle più potenti espressioni medievali della vita degli uomini”. Su due vasche concentriche e poligonali si dipana la ricca decorazione scultorea, che annovera scene del Vecchio Testamento, santi, profeti, personificazioni dei mesi dell’anno e delle arti liberali, per culminare, nella vasca superiore, con le raffigurazioni dei simboli cittadini del grifo, del leone, del patrono, dell’Augusta Perusia e di Roma.

Nessuna rappresentazione può raccontare meglio la vita dell’uomo medievale, ancora in bilico tra la sacralità della religione e l’orgoglio civico: il potere comunale perugino è qui celebrato nel periodo di massimo splendore e potenza, poco prima di cedere il passo, con riluttanza, ad un tronfio Stato Pontificio.

“O passante osserva la vita del fonte giocondo; se la guarderai attentamente vedrai cose mirabili. Sant’Ercolano, san Lorenzo, continuate a implorare. Che conservi le acque Colui che siede sopra gli astri” (iscrizione lungo il bordo della vasca superiore della Fontana Maggiore)

di Clara Bartocci

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